Alien – Covenant

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warning : spoiler alert elevatissimo

Inutile girarci intorno: Alien Covenant è assai deludente.

Non dico che non me lo aspettassi- prequel, sequel, re-boot sono spesso tali- ma onestamente speravo che Ridley Scott avesse in animo di sublimare la sua preziosa creatura anziché imbastardirla (e mi riferisco sia al film che allo xenomorfo).

Ma andiamo con ordine.

Innanzitutto sono troppi gli elementi triti e ritriti che non fanno certo onore alla regia :  la missione spaziale con equipaggio congelato in cui inizia ad andare tutto storto,

il sintetico altamente sospetto,

il capitano che va in stato confusionale,

il computer di bordo con l’irritante voce di HAL 9000,

il movente nel delirio di un pazzo (una sorta di nazi-Spectre) e per giunta artificiale,

il sintetico buono contro il sintetico cattivo (evidente rimando ad Ash e Bishop),

il figlio che deve superare il padre ( virgolette Roy Betty – Tyrell)

la caccia dell’alieno a bordo …

che barba che noia.

Non voglio fare l’errore di buttare via l’alieno con tutta l’acqua sporca e mi sento di dire con sufficiente obiettività che nella prima ora il film si regge bene in piedi, malgrado i dejà vu. Le scene nello spazio sono stupende così come tutte le strumentazioni, le tute spaziali, la nave e i landers.

Ma siamo sempre allo stesso punto: puoi avere tutti i soldi che vuoi per le scenografie , le attrezzature e gli effetti speciali ma se non c’è una storia forte, una trama seria e avvincente, il film è destinato a deludere le aspettative.

E Infatti è quando va alla sostanza, quando deve gestire “l’orrore”, che Scott crolla, schierandosi -peraltro -apertamente dalla parte del mostro.

Una cosa assai irritante, ma ormai sei preso in ostaggio e devi sorbirti un finale che sai non andrà come vorresti tu.

In quest’ottica tutte le domande sulle insopportabili incongruenze trovano giustificazione:

questi scienziati/astronauti non hanno le benché minime nozioni di biologia? Ovvero : uovo che si apre uguale cucciolo di mostro alla ricerca di cibo che al 99% puoi essere tu ? Ma insomma , sveglia! In più non hanno carattere, sono privi di malizia, si affidano ciecamente e totalmente alla tecnologia, al computer, al sintetico; non si chiedono mai, neanche dopo fatti gravi, che inequivocabilmente dovrebbero far emergere l’istinto di sopravvivenza : “ma fermete n’attimo, nun è che ‘sto manichino me sta a fregà? “

Manco per niente. Verrebbe da dire : alienàti !

Ridley Scott decide di eliminare la parte istintiva del genere umano e il suo corrispettivo cinematografico, il classico “cowboy alla conquista dello spazio” , ampiamente rappresentato negli altri film della serie ( ne rimane invero una piccola traccia nel cappello del pilota Tennessee), lasciandoci in balia di un gruppo di individui emotivamente fragili, ingenui, inesperti e quindi inadatti all’importante missione che devono svolgere.

Cosa vuoi dirci Scott?

Che siamo arrivati tardi e non siamo più “i buoni,” anche se il movente della missione non è più commerciale?

Che affidiamo troppe cose essenziali alla tecnologia e non siamo sufficientemente consapevoli di perdere delle componenti essenziali alla nostra sopravvivenza ?

Che l’uomo del 1979 meritava un futuro e quello del 2017 no?

Probabilmente hai ragione tu, ma finchè non fai un film in cui gli xenomorfi sono diventati vegetariani continueremo ad essere noi umani la specie superiore.

Senza offesa.

Categoria : Minestra scongelata riscaldata nel microonde

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big little lies

little big lies

Stasera va in onda la quinta  puntata (di sette) della miniserie Big Little Lies che mi sta intrigando moltissimo perché  i (tanti) personaggi sono tutti disturbati, pieni di rabbia e insoddisfatti (in particolare Reese Whiterspoon, la cui interpretazione è veramente straordinaria). L’intreccio è ben congegnato, non manca l’ironia e c’è un gran bel ritmo, ogni puntata mette tanta agitazione ma anche tantissima curiosità di sapere come diavolo andrà a finire.

Per chi la sta seguendo e non ha paura di rovinarsi il finale propongo un piccolo Tenente Colombo’s corner in cui ciascuno può tentare di indovinare – con gli elementi raccolti ad oggi-  chi è morto, chi è l’assassino e altre piccole grandi “verità”.

Inizio io : Secondo me il morto è Perry (per chi non lo sapesse l’attore è il figlio di Stellan Skasgard) che alla festa in costume viene riconosciuto da Jane come il suo violentatore (e padre di Ziggy).

Inoltre verrà fuori che Amabella è stata maltrattata fisicamente non da Ziggy, ma dai due gemelli – figli di Celeste e Perry- il che giustificherebbe l’iniziale incertezza della bambina nel riconoscere il suo aguzzino. Celeste (la Kidman)  si ritroverà quindi davanti all’evidenza che la violenza del marito non solo travalica le mura domestiche ma ha già segnato profondamente e negativamente il comportamento dei loro bambini.

Gli equilibri- già precarissimi -saltano definitivamente e a questo punto propenderei per un finale alla Thelma e Louise, nel senso che sia Jane che Celeste (la Kidman) eliminano fisicamente Perry.

E per voi quale potrebbe essere lo sviluppo della storia ?

Brexit

brexit

 

Chi volete Barabba o Gesù

Non condivido il giubilo per il Brexit per diversi motivi, uno dei quali è che la “vittoria” non è stata plebiscitaria ma il Paese è spaccato a metà su un tema di grandissimo impatto, e questo inciderà non poco sugli equilibri interni dell’UK ( ma cazzi loro).
Principalmente però mi preoccupa il populismo e il fatto che venga percepito come “la vera democrazia”.
Solo se è il popolo ad esprimersi, vale.
Dico, scherziamo vero?
Buttiamo via tutto da “chi volete Barabba o Gesù “ ad oggi.
Sapevatelo.

E’ ovvio che la democrazia rappresentativa sia fallace ed imperfetta ma sostituirla con la dittatura delle teste di cazzo però mi pare azzardato e folle.
La gente pensa di essere informata perché legge la rassegna stampa sul web dove mediamente imperano astio e cattiveria e si fomenta l’odio sociale.
L’informazione sul web ( specie dopo vent’anni di zuffe nei talk show) genera mediamente teste di cazzo, non elettori consapevoli.
E i populismi non sono meno pericolosi delle oligarchie.
Il potere di incidere su temi molto grossi in un mondo globalizzato sollecita l’ego, fa sentire meno formiche, dona identità a chi sente di non contare un cazzo. Ma è una trappola.
Uno vale uno è una trappola.
Perché non si può eliminare il bisogno degli altri, né il coraggio di “affidarsi”.
Non possiamo operarci al cervello da soli, non ne capiamo di costituzione, o di listini di borsa, o di produzione industriale.
E chi ci dice che possiamo farlo mettendo una ics ci sta ingannando.
Chi organizza un referendum dopo l’altro non ci restituisce potere ci sta ingannando,non ci fa un favore, se ne sta lavando le mani.

Lo chiamavano Jeeg Robot

JEEG

“Lo chiamavano Jeeg Robot” è un film freschissimo e divertentissimo, di quel raro divertimento che ti incolla alla poltrona e vorresti che non finisse mai.

La storia in sé non è punto originale: un normale individuo, un ladrundolo di periferia, si ritrova -suo malgrado-dotato di super poteri in seguito al contatto con alcune sostanze chimiche dopo un bagno nel Tevere (potrebbe essere perfino letta –ironicamente- come l’evoluzione dell’effetto “a sua insaputa” che può fare Roma). A questo punto il tutto si trasforma in un piccolo “Romanzo Criminale” in stile manga, in cui lo “Zingaro” è mezzo “Bufalo” e mezzo “Libanese”, in una versione molto divertente e assolutamente sganciata da riferimenti diretti. Del tutto, e piacevolmente identici, invece sono le ambientazioni e il contesto sociale in cui si svolge la storia: Roma-nella sua decadente maestosità e nelle sue periferie degradate (in cui l’infausto futuro degli abitanti non può che essere il vero “regno delle tenebre”) e la sua criminalità spiccia e borgatara che vuole strutturarsi e fare il salto di qualità.

Ciò che rende questo film un’autentica perla è la semplicità strutturale con cui l’esordiente regista- Gabriele Mainetti- manda avanti per due ore una scarica adrenalinica senza soluzione di continuità, un ininterrotto susseguirsi di colpi di scena e altalene emozionali (grandissime tenerezze ed efferate crudeltà di gusto tarantiniano) mantenendo sempre saldo il filo del crescendo narrativo, senza cedere potenza ai ( veramente pochissimi ) momenti di stanca.

Roba che solo i grandi.

Last but not least è un film sull’amore, sul potere, e sul potere dell’amore, che agisce -rapidamente ed inaspettatamente- nel profondo anche di chi si considera -o è considerato da tutti – senza speranza.

Roba che non ce n’è mai abbastanza.

Categoria : piccolo e imperdibile capolavoro

Criminal

 

Spoiler alert : HIGH

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Purtroppo non tutti i film di spie, azione e fantascienza possono avere la fortuna di basarsi su una storia scritta da Philip Dick, Tom Clancy o John Le Carré. La maggior parte deve accontentarsi di essere una pallida scopiazzatura e qualcuno può riuscire, malgrado tutto, a mantenere una certa qual parvenza d’identità.

E’ il caso di Criminal.

C’è molto dell’innesto dei ricordi di Total Recall e c’è qualcosa di Source Code nell’utilizzo di un “soldato” non più in “vita”, che può ancora essere utile a salvare il mondo dal più classico degli psicopatici in delirio di onnipotenza.

Kevin Costner torna a vestire i panni del cattivo (dopo Mr. Brooks) interpretando un galeotto privo della porzione cerebrale necessaria a provare sentimenti e emozioni.

Se come cattivo già era stato poco credibile in Mr. Brooks (dove il tormento interiore aveva almeno un che di sofisticato) qui lo è ancora meno, dovendo recitare (con quella faccia lì) la parte di un semi troglodita capace quasi esclusivamente di gratuita e inaudita violenza. Una cosa che neanche Schwarzenegger ai tempi di Terminator.

Ma tant’è.

Un’altra cosa troppo inverosimile, ai limiti dell’imbarazzante, è la figura da peracottari che il regista fa fare alla sezione inglese della CIA, capeggiata da Gary Oldman, sempre in ritardo su tutto e in disaccordo con ogni aspetto ovvio e ragionevole delle situazioni.

Del tutto inadeguata è pure la figura dell’antieroe: la scelta dello psicopatico che vuole distruggere il mondo è una cosa seria e non può essere affidata ad un insignificante ispanico, anarchico, isterico e col riportino.

Va lodato il ritmo, che si mantiene serrato per quasi tutto il film, e il coraggio di far morire il protagonista -Ryan Reynolds- quasi subito, spiazzando gli spettatori e aumentando esponenzialmente l’adrenalina in circolo.

Il finale è ben fatto e salva il film, anche se la mia corteccia frontale (evidentemente lesionata) m’impedisce di capire cosa c’avrà Gal Gadot da essere contenta nel ritrovarsi con un marito rattoppato di sessanta anni, al posto di uno fighissimo di quaranta.

Categoria: passabile con brio

Batman vs Superman

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Attenzione:  spoiler alert elevatissimo !!!

A tutti prima o poi capitano periodi di confusione mentale e stavolta è toccato a Batman.

Nell’ultimo film di Zack Snyder l’uomo pipistrello finisce nella trappola mediatica delle fazioni anti-qualcosa/qualcuno e sbaglia clamorosamente schieramento, focalizzando le sue energie nell’eliminazione di Superman. L’uomo d’acciaio viene infatti accusato di aver causato un devastante attacco alla Terra, attirando su di sé le attenzioni di potentissimi eserciti provenienti da altri mondi. Lo spunto è ovviamente di fantasia ma riporta a dinamiche reali e attualissime, e si fa molta fatica a non salire sulla giostra semplificatoria: Superman è il bene o è il male?

E’ un po’ scarsetto come spunto per tirarci su un intero film e infatti la trama scricchiola in più punti, ma è grazie al fatto di aver farcito il film con un numero impressionante di effetti speciali e citazioni, come un tacchino nel giorno del ringraziamento, che si riesce ad ottenere un risultato finale che lascia lo spettatore soddisfatto.

In fondo si tratta pur sempre di un fumetto e non di un thriller psicologico basato sul romanzo di un premio Pulitzer.

Già durante i titoli di testa – mentre le astronavi aliene attraversano i grattacieli tagliandoli come se fossero di burro morbido – si capisce che il film sarà coinvolgente e che 155 minuti voleranno via come mezz’ora. Ed è proprio così che va.

Dal punto di vista delle interpretazioni un plauso va ad Henry Cavill grazie al quale finalmente Clark Kent abbandona i panni del cronista pavido e imbranato, e ad Amy Adams che nei panni di Lois Lane è semplicemente perfetta. Alfred, impersonato da Jeremy Irons, mi è sembrato troppo trasandato e quindi molto distante dal personaggio classico che è molto elegante e formale. Jesse Eisenberg è un convincente Lex Luthor anche se, a tratti, più che un magnate squilibrato sembra il cappellaio matto di Alice.

In questo film Batman è depresso, fisicamente un pò rigido, immune al fascino femminile e se la prende con il cattivo sbagliato. Non è proprio il massimo. Questa trama probabilmente ha pure confinato l’interpretazione del personaggio in una fase potenziale e quindi, per giudicare il Batman di Ben Affleck, forse vale la pena di aspettare il prossimo film e vedere come si muoverà quando sarà il protagonista in atto, libero di far emergere il “classico” Batman.

Le citazioni sono un fiume in piena: si sfiorano più volte Alien e King Kong, si scopiazzano Thor (il mostro finale sputafuoco ), 007 (la residenza di famiglia abbandonata e diroccata, la festa dei morti, le auto d’epoca), e perfino Blade Runner (il combattimento nel palazzo disabitato e sgocciolante, fra lavandini rotti e arrugginiti è pari pari quello epico fra Deckard e Roy Betty). Ma tutto fa brodo in un fumettone! Tra le varie chicche sono notevolissime la casa-rifugio di Batman e gli abiti della bellissima Gal Gadot, a proposito : finalmente ritorna Wonder Woman!

Per concludere, troppo pochi gli spunti ironici ma il finale è assolutamente perfetto.

Categoria: spendibilissimo

Point break

point break nuovo

Non c’è molto da dire su questo azzardatissimo remake. Certo non era facile avvicinarsi al successo del cult- datato 1991 -della regista( premio Oscar  2010) Kathryn Bigelow. Ma di qui a non poter fare neanche il paragone ce ne corre. Ahimè, però, troppa sostanza li separa.La visione filosofico-ecologista su cui si vorrebbe sostenere tutta la storia è aria fritta e sconfina in psicosi ad ogni piè sospinto.

A sorreggere l’intera pellicola rimangono unicamente le scene di sport estremo (assolutamente mozzafiato), vari muscoli e tatuaggi e qualche bel culo (bipartisan) disseminato qua e là. I personaggi non hanno alcun carisma, sono solo tanto boni. Si attende (invano) che fra loro scatti una qualche scintilla, atta ad originare un minimo di intreccio psicologico, volto al fine di poterne –volendo essere ben disposti -riparlare. 

Ma -puff-( rumore di pallone aerostatico che si sgonfia inesorabilmente) niente.

Il nulla cosmico avvolge tutto. L’aggravante peggiore ? L’assoluta mancanza d’ironia.

Categoria : minchiatona col botto.

Excipit: Tranquilli ragazzi,  non è successo niente.

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